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"Firenze Restaura”, quaranta anni dopo

Copertina-Catalogo-Firenze-Restaura - CopiaE’ con viva soddisfazione che come Soprintendente dell’OPD saluto i visitatori di questo nuovo servizio collegato al sito dell’Istituto, realizzato grazie all’impegno e alla creatività di Anna Mieli e Giancarlo Buzzanca e dei loro collaboratori.

Per l’OPD, ma anche per tutta la storia del restauro in Italia, la mostra “Firenze Restaura” ed il relativo catalogo, curato da Umberto Baldini e Paolo Dal Poggetto, hanno avuto una grande importanza, come un pilastro alla base del moderno restauro italiano. “Firenze Restaura” era la prima mostra di enormi dimensioni di opere d’arte restaurate che portò il restauro da essere una disciplina per pochi addetti ai lavori a divenire un fenomeno che  interessava il grande pubblico, con migliaia di visitatori. Anche il catalogo, grande come un libro d’arte, rappresentava il superamento per la prima volta degli smilzi fascicoli, sino ad allora editi per illustrare anche importantissimi restauri. La sterminata esposizione, tenutasi dal 18 marzo al 4 giugno in un padiglione della Fortezza da Basso, aveva il sottotitolo di “Il laboratorio nel suo quarantennio”ed infatti due erano i principali temi trattati: un omaggio al fondatore del Laboratorio Ugo Procacci (1932), con la ricostruzione dei primi quaranta anni di attività, ed una presentazione degli interventi compiuti sulle opere danneggiate dalla drammatica alluvione del 1966, che si stavano compiendo nel nuovo laboratorio della Fortezza da Basso.

Dunque nella mostra e nelle pagine di quella che avrebbe dovuto essere solo una “guida” della mostra, era infatti previsto un catalogo scientifico delle opere che non fu mai realizzato, troviamo una importante documentazione per la storia del restauro a Firenze e sulla ricerca di soluzioni tecniche e metodologiche sempre più innovative ed avanzate, come quelle applicate nella Croce di Cimabue. I risultati conseguiti, e l’interesse del pubblico per il salvataggio del patrimonio artistico fiorentino, furono alla base, insieme all’intelligente interessamento di un altro grande fiorentino, Giovanni Spadolini, di quella riforma istituzionale che portò alla creazione di un Ministero apposito per i Beni Culturali, ed all’accorpamento e alla riorganizzazione di tutte le attività di restauro allora esistenti all’interno di un nuovo Istituto con competenza nazionale: l’Opificio delle Pietre Dure e Laboratori di Restauro così come oggi lo conosciamo.

Per guardare avanti, verso il futuro, bisogna avere una chiara consapevolezza della propria identità e della propria storia: per questo, nel ricordare gli 80 anni del laboratorio di restauro dei dipinti con una giornata di studi, tenutasi il 5 dicembre scorso, abbiamo voluto annunciare la nascita di questa ricostruzione informatica della mostra del 1972, quale ideale punto di partenza del moderno OPD.

(introduzione di Marco Ciatti)


Firenze Restaura 2012: La mostra virtuale

Tra il 18 marzo e il 4 luglio 1972, quarantesimo anniversario della Fondazione del Gabinetto dei Restauri della Soprintendenza alle Gallerie, si tenne a Firenze presso la Fortezza da Basso una grande mostra, ideata e realizzata da Umberto Baldini, successore di Ugo Procacci alla direzione del Gabinetto e Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure e dei Laboratori di restauro della Soprintendenza alle Gallerie. (continua a leggere)

(introduzione di Anna Mieli)


Reale vs virtuale 

Quando si adotta il termine virtuale solitamente la fantasia prende il sopravvento rispetto alla realtà.
E' anche vero che nella letteratura specializzata alcuni concetti legati alla virtualità non trovano ancora  definizioni solidamente codificate.  Il MiBAC, attraverso l'OTEBAC e la specifica pubblicazione “Mostre virtuali online. Linee guida per la realizzazione” (Roma, 2011) ...  (continua a leggere)

(introduzione di Giancarlo Buzzanca)

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